Scacchi, il gioco immobile che fa perdere peso

Fabiano Caruana è lo scacchista n.2 al mondo. Nei tornei perde circa 7 kg di peso. Il suo allenatore, Rustam Kasimdzhanov, ex campione del mondo, di kg ne perdeva 8. Ma gli scacchi non erano un’attività sedentaria…?

di: Guido Tedoldi

Fabiano Caruana perse nel dicembre 2018 il match per il titolo mondiale di scacchi con Magnus Carlsen – e perse anche 7 kg di peso in 3 settimane. Uno dei suoi allenatori, Rustam Kasimdzhanov, nel 2004 fece di meglio, vincendo il Campionato del Mondo che in quell’edizione di disputò con tabellone a eliminazione diretta (in finale con Michael Adams, come segnalato da Sergio Pomante – qui la pagina dedicata della Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_del_mondo_di_scacchi_FIDE_2004?fbclid=IwAR0AYMEahmbH88oBpu5wD9yOFr0F3wxxNz39cbCgP_b_fqhOJaH6DHq4TJM) ma perdendo 8 kg di peso.

Il motivo è che gli scacchi, soprattutto quelli di alto livello, comportano un consumo calorico di circa 6˙000 calorie al giorno, paragonabili a quelli dei ciclisti impegnati nel Giro d’Italia o ai maratoneti (lo studio lo ha effettuato Robert Sapolsky, neurobiologo dell’università di Stanford). Continua a leggere “Scacchi, il gioco immobile che fa perdere peso”

È giusto quello che fai, se sei uno strumento in mano ad altri?

(Dopo la visione de: «5 è il numero perfetto», Italia, 2019, regia: Igort, con: Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso)

di: Guido Tedoldi

Napoli è una città vuota, non c’è in giro nessuno. E piove sempre. Possibile?

Sì, almeno nel 1972 immaginato in questo film. Sarà che i personaggi sono tutti camorristi, e quindi la presenza degli altri abitanti della città è irrilevante al punto che le telecamere non riescono a inquadrarli.

O forse è un messaggio trasversale del regista, Igort (Igor Tuveri), che in passato è stato fumettista e perciò preferisce inquadrare i personaggi in primo piano e in ombra. Come si conviene a dei criminali, del resto. In Giappone di dice che i criminali camminano sul lato in ombra delle strade lasciando alle persone oneste il lato soleggiato – e Igort ci ha vissuto diversi anni, in Giappone. Continua a leggere “È giusto quello che fai, se sei uno strumento in mano ad altri?”

Quelli che vogliono rendere legittimo l’uso della violenza privata

Dopo la lettura de «Il metodo 15/33», di Shannon Kirk, Rizzoli, 2017, pp. 276, € 18,00

di: Guido Tedoldi

Quando si parla di «buoni» e «cattivi» la differenza tra di loro salta subito all’occhio. Gli uni vivono onestamente, perseguono la felicità, preferiscono risolvere i problemi con le altre persone invece che contro di loro, ecc. Perseguono la positività, insomma. I cattivi fanno il contrario. Sembrano trarre godimento e forza dalla sofferenza altrui, e per ottenere tale sofferenza si ingegnano in maniere che potrebbero sembrare fantasiose, se non fossero odiose.

In questo romanzo, ambientato negli Usa del 1993 ma con un finale di 17 anni dopo che contribuisce a renderlo inquietante, la differenza tra buoni e cattivi, ehm, quasi non si nota. Forse, addirittura, non c’è. Continua a leggere “Quelli che vogliono rendere legittimo l’uso della violenza privata”

A Bergamo 120˙000 abitanti e 24˙000 studenti universitari

La città di Bergamo ha fama di essere concentrata sul lavoro. Ma quando hai uno studente universitario ogni cinque abitanti, puoi permetterti di ignorare la vocazione alla cultura?

di: Guido Tedoldi

L’università di Bergamo avrà, nell’anno accademico 2019-2020, 24˙000 iscritti. Un numero enorme rispetto agli abitanti della città, che sono circa 120˙000: in pratica 1 studente ogni 5 abitanti. Siamo agli stessi livelli di Bologna, che ha circa 400˙000 abitanti e 80˙000 universitari.

Il dato viene da un’intervista al rettore, Remo Morzenti Pellegrini, pubblicata da l’Eco di Bergamo cartaceo dello scorso 23 agosto a firma di Camilla Bianchi. Il rettore ha confrontato i numeri dell’anno scorso con le preiscrizioni di quest’anno, il cui saldo atteso (ad alcune facoltà ci si può ancora iscrivere) è di 7˙500 studenti in più. Continua a leggere “A Bergamo 120˙000 abitanti e 24˙000 studenti universitari”

Colonnine di ricarica per le auto elettriche: in Gran Bretagna sono più numerose dei distributori di benzina

Le automobili elettriche abbattono le emissioni di gas di scarico tossici e a effetto serra. Sì, ma dove e come ricaricare le batterie? In Gran Bretagna, da agosto 2019, è più facile trovare colonnine di ricarica che distributori di benzina

di: Guido Tedoldi

In Gran Bretagna in questi giorni di agosto è diventato più facile trovare stazioni di ricarica per i veicoli elettrici che distributori di benzina. Di colonnine elettriche ce ne sono 9˙199, di distributori 8˙396.

I dati li ha forniti la Nissan, azienda costruttrice di automobili che nel 2011 introdusse sul mercato il suo primo modello di auto a motore ibrido, a scoppio ed elettrico (ne ha parlato Mauro Notarianni nel sito web Macitynet, al link: https://www.macitynet.it/nel-regno-unito-le-stazioni-di-ricarica-per-i-veicoli-elettrici-superano-quelle-di-rifornimento/). All’epoca c’era il problema di trovare punti di ricarica, perché non ce n’erano e l’unico modo per ricaricare il motore elettrico era recuperando energia dal ciclo di funzionamento del motore a scoppio e dalle frenate.

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Il Furore di Steinbeck

LaBibliotecaTedolda è aperta ai contributi esterni. Questo proviene da Vibrisse, il blog multiautore creato da Giulio Mozzi (al link: https://vibrisse.wordpress.com/2019/07/26/le-vittime-del-furore/). L’autore, Marco Candida (che ringrazio) è uno scrittore che quando decide di andare a fondo nelle cose, be’, ci va. Qui parte da un romanzo di John Steinbeck e poi… va.

di: Marco Candida

Dolente constatazione, ma in Furore Steinbeck non è dalla parte della famiglia Joad. E’ contro i Joad, dall’inizio alla fine. Sconvolgente, ma così è. Siamo noi a riscrivere un po’ tutta quanta la vicenda, mentre leggiamo. A considerarla con occhi diversi. No, in seno all’inferno approntato da Steinbeck, i Joad se la meritano, la sventura, è giusto così.

Forse, per capire come stanno le cose, è necessario, per una volta, raccontare questa vicenda dalla fine risalendo al principio. Ecco che cosa traduce Carlo Coardi dall’ultima riga del romanzo di Steinbeck:

“Ella si guardava attorno, e le sue labbra sorridevano, misteriosamente”. Continua a leggere “Il Furore di Steinbeck”

Meglio pochi tornei, ma con grandi numeri, o tanti ma con pochissimi partecipanti?

In Italia si disputano troppi tornei di scacchi? Forse no. Ma ognuno ha pochi iscritti e per questo non diventa mai evento mediatico riconosciuto.

di: Guido Tedoldi

In Italia si disputano troppi tornei di scacchi? La domanda l’ha posta pubblicamente Roberto Messa, nel suo editoriale del numero di luglio/agosto 2019 della rivista che dirige, «Torre & Cavallo – Scacco» (pubblicato in internet al seguente link: http://www.messaggeroscacchi.it/?p=6484). Messa argomenta che molti dei tornei più noti all’estero, noti perché diventano feste degli scacchi cui prendono parte giocatori di tutti i livelli «dal campione del mondo al neofita» (e per questo motivo finiscono volentieri sotto i i riflettori dei mass media internazionali) i partecipanti sono migliaia: per esempio al Grenke 2019 disputato nella seconda metà di aprile in Germania c’erano più di 2˙000 giocatori. Continua a leggere “Meglio pochi tornei, ma con grandi numeri, o tanti ma con pochissimi partecipanti?”