Lo zucchero che fa male al cuore

Troppo zucchero fa male al cuore. Lo si sa dagli anni ’60, ma le industrie hanno pagato scienziati affinché dicessero altro

17 settembre

L’eccessivo consumo di zucchero produce danni cardiovascolari. Lo si sapeva già negli anni ’60 del secolo scorso, ma per disinnescare la cattiva fama del prodotto la Sugar Research Foundation pagò alcuni scienziati accademici dell’università di Harvard per diffondere notizie sulla pericolosità di altre sostanze – cioè i grassi saturi e i loro legami con la formazione di colesterolo nel sangue umano. Uno di quegli scienziati, D. Mark Hegsted, in seguito fece carriera nel Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (l’equivalente del nostro ministero per le Politiche Agricole) e nel 1977 fu tra gli autori delle linee guida sulla corretta alimentazione.

La notizia è stata pubblicata, tra gli altri, da Marta Musso per il sito web Galileonet.it (al link: http://www.galileonet.it/2016/09/lindustria-dello-zucchero-pago-falsificare-gli-studi-sui-rischi-cuore/) e da testate internazionali tra cui il New York Times. Dalla pubblicazione di diversi documenti (per esempio sul sito di medicina Jama: http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2548255) risulta che l’attività di controllo dell’informazione scientifica operata dalla Sugar Research Foundation (diventata nel frattempo Sugar Association, qui le industrie sostenitrici secondo il loro sito web: https://www.sugar.org/member-companies/) sia continuata nel tempo, e sia ancora in corso.

Intendiamoci, l’attività degli industriali dello zucchero non è stata illegale: hanno semplicemente posto le basi informative per difendere al meglio la propria attività. D’altra parte, mentre il mondo scientifico guardava da un’altra parte, una quantità di alimenti venduti in tutto il mondo si sono riempiti di zucchero, con effetti negativi sulla salute di molte persone. È un po’ lo spirito dei tempi.

Guido Tedoldi

Autore: Guidoio

Sono un blogger, e ho un'idea circa quello che significhi e che, per qualche tempo, tenterò di far significare nel futuro. Sono nato nel 1965, nella provincia bergamasca, in una famiglia operaia (all'epoca esistevano). La televisione in bianco e nero entrò in casa mia quando ero bambino, il telefono arrivò dopo. Nella mia prima vita sono stato barista, operaio, venditore di libri. Nella seconda vita sono stato giornalista, ho aperto un giornale su carta, non mi sono adeguato alle usanze della tribù. Adesso apro questo sito, con un obiettivo che mi pare plausibile e la curiosità di vedere come potrà concretizzarsi.

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