A Chicago corrono una maratona, e la città guadagna 254 milioni di dollari

di: Guido Tedoldi

Il prossimo 9 ottobre si correrà a Chicago, negli Usa, una maratona podistica. E gli operatori economici della città, in particolare nel settore del turismo e della ristorazione, guadagneranno 254 milioni di dollari (la cifra cala un po’ se la si calcola nei nostri euro, ma siamo sempre oltre i 200). Questo perché alla gara prenderanno parte più di 40˙000 corridori, molti di essi accompagnati da uno staff tecnico e magari da qualche parente e amico, e si prevede che sulla strade ci saranno 1,7 milioni di appassionati ad applaudirli, di cui tanti saranno residenti in città ma altri verranno da fuori.

Questi numeri li ha pubblicati Cesare Monetti su la Gazzetta dello Sport online (al link: http://running.gazzetta.it/news/27-09-2016/chicago-marathon-quellaffare-254-milioni-dollari-18605) in un articolo pieno di numeri e di dati. La competizione è nata nel 1977, fa parte del circuito internazionale delle maratone più conosciute e dalla partecipazione più qualificata, e nel tempo è stata vinta da parecchi dei migliori maratoneti al mondo tra cui l’attuale recordman Dennis Kimetto. Nell’edizione 2015 partirono più di 40˙000 atleti e giunsero al traguardo in 37˙459.

Lo sport contemporaneo è anche questo: un fenomeno che muove decine di migliaia di persone per numerose manifestazioni, e insieme a esse muove risorse economiche che si calcolano in milioni quando non in miliardi, a prescindere dalla valuta che si usa.

Il pensiero va inevitabilmente a un argomento di cui si è parlato molto negli ultimi giorni, l’organizzazione dell’Olimpiade a Roma. È vero che un’Olimpiade e una corsa podistica si muovono su piani diversi, perché a una corsa servono solamente strade, che di solito in una città ci sono già e sono ben lastricate, e non hanno bisogno che si costruiscano o ammodernino nuovi stadi, piscine, ecc. Ma è anche vero che lo sport muove le persone. Tante.

Autore: Guidoio

Sono un blogger, e ho un'idea circa quello che significhi e che, per qualche tempo, tenterò di far significare nel futuro. Sono nato nel 1965, nella provincia bergamasca, in una famiglia operaia (all'epoca esistevano). La televisione in bianco e nero entrò in casa mia quando ero bambino, il telefono arrivò dopo. Nella mia prima vita sono stato barista, operaio, venditore di libri. Nella seconda vita sono stato giornalista, ho aperto un giornale su carta, non mi sono adeguato alle usanze della tribù. Adesso apro questo sito, con un obiettivo che mi pare plausibile e la curiosità di vedere come potrà concretizzarsi.

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