Il «buon» 2017 de l’Espresso

L’Espresso dedica l’ultimo numero del 2016 agli auguri. Ma lo fa in negativo, come se sapesse già che il 2017 sarà un anno disastroso.

di: Guido Tedoldi

L’ultima copertina del 2016 de l’Espresso, distribuito nelle edicole il 30 dicembre, mi sconcerta. Il titolo e il sottotitolo sembrano scritti da persone che vivono in un altro mondo rispetto al pianeta Terra: «Felice anno vecchio. Dalla politica all’economia, il nuovo ci ha traditi. Così l’Italia e il mondo entrano nel 2017 guardando al passato. E lo spirito del tempo è fatto di nostalgia, retromarce, restaurazioni».

Ma davvero?

Se si guardano le pagine interne – con gli articoli dedicati all’elezione di Trump negli Usa, gli arresti di giornalisti fomentati da Erdogan in Turchia, gli attentati dei terroristi dell’Isis – questa tesi sembra ampiamente confermata. Anzi, sembra l’unica tesi capaci di spiegare il mondo in cui viviamo.

Ma (ripeto, accidenti) davvero?

E le scoperte scientifiche e tecnologiche che si avvicendano a ritmi sostenutissimi, dove le mettiamo? e i big data? e l’aumento di autonomia delle autovetture elettriche che nel corso dell’ultimo anno le hanno rese paragonabili se non superiori e quelle a motore endotermico (responsabili di moltissimo inquinamento e di danni ambientali…)? e la possibilità non più soltanto teorica dei viaggi individuali verso altri pianeti? e l’affermarsi della produzione di energia solare ed eolica?

Per usare alcune delle parole de l’Espresso medesimo, il nuovo non ci ha traditi affatto. La politica, magari, ci ha traditi, fissando delle priorità (la legge elettorale…!) lontane dalla vita vera. L’economia, magari, ci ha traditi, deliberando aiuti multimiliardari per banche inservibili e poi non trovando risorse per servizi essenziali alla stragrande maggioranza dei cittadini.

Ma il nuovo non ci ha traditi affatto. Anzi, se possiamo immaginare e concretamente intravvedere una via d’uscita, un’alternativa alla melma presente, è proprio grazie al nuovo. All’innovazione scientifica, tecnologica, culturale.

Autore: Guidoio

Sono un blogger, e ho un'idea circa quello che significhi e che, per qualche tempo, tenterò di far significare nel futuro. Sono nato nel 1965, nella provincia bergamasca, in una famiglia operaia (all'epoca esistevano). La televisione in bianco e nero entrò in casa mia quando ero bambino, il telefono arrivò dopo. Nella mia prima vita sono stato barista, operaio, venditore di libri. Nella seconda vita sono stato giornalista, ho aperto un giornale su carta, non mi sono adeguato alle usanze della tribù. Adesso apro questo sito, con un obiettivo che mi pare plausibile e la curiosità di vedere come potrà concretizzarsi.

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