Dossier Tour de France 2018, a fine corsa

Seconda parte del dossier sul Tour 2018. Una corsa quasi senza agonismo

di: Guido Tedoldi

Il Tour de France 2008 è stato, be’, brutto. A decidere la classifica sono stati perlopiù episodi di natura non agonistica, come cadute estranee alle dinamiche di corsa – per esempio quella di Vincenzo Nibali, provocata dalla ressa dei tifosi sull’Alpe d’Huez e dall’imperizia dei gendarmi che seguivano la corsa in motocicletta con l’intento di liberare la strada, ma che hanno finito con l’intasarla di più con la loro presenza. La conseguenza di quel giorno è stata che Geraint Thomas ha vinto la tappa e allungato in classifica, mentre Nibali si è dovuto ritirare con una vertebra fratturata.

Intendiamoci, le cadute fanno parte dello sport del ciclismo – tra le abilità che si richiedono ai corridori c’è quella di restare in piedi anche in posti rischiosi. Philippe Gilbert che nella discesa del Portet d’Aspet, il 24 luglio, è finito oltre il parapetto e giù nella scarpata (con frattura al menisco sinistro e ritiro alla fine della tappa) ha commesso un errore lui, errore che non hanno commesso gli altri del gruppo.

Ma in un’altra tappa, quella con arrivo a Roubaix del 15 luglio, i caduti sono stati 80 su 176 partenti, e in quel caso le difficoltà del percorso, con i tratti in pavé scovati dagli organizzatori tra un sentiero di campagna e l’altro, forse sono stati decisive. Nella gran parte delle gare stagionali i ciclisti gareggiano su strade asfaltate e larghe, dove possono andare molto veloci. I sentieri di campagna sono tutt’altro.

OGNI TAPPA UNA FUGA

Dal punto di vista dello spettacolo agonistico, forse c’è stato. Cioè, sicuramente c’è stato, almeno nella sensazione dei commentatori Rai in presa diretta tappa dopo tappa. Ogni giorno c’è stata una fuga, il che di solito rende la corsa eccitante. Però, insomma, praticamente mai ci andavano uomini di classifica. Se la tappa era di pianura, come nella prima metà del Tour, i carneadi venivano ripresi a pochi km dal traguardo dalle squadre dei velocisti. Se la tappa era di montagna, i carneadi guadagnavano facilmente un quarto d’ora e arrivavano a disputarsi la vittoria parziale. Il resto del gruppo (o quel che ne restava per aver resistito agli altissimi ritmi imposti dalle squadre con i capitani interessati alla classifica generale) a quel punto cominciava una specie di seconda corsa – quella «vera» con in palio il podio finale. Un racconto dettagliato tappa per tappa lo si può trovare al seguente link in internet: https://www.tpi.it/2018/07/29/tour-de-france-2018-diretta/.

Dal punto di vista del prodotto televisivo, tutto ciò non è stato bello. Perfino Francesco Pancani e Silvio Martinello, le due voci principali della Rai, hanno dovuto ammettere di essere un po’ fortunati nelle tappe che non venivano trasmesse in maniera integrale: potevano risparmiarsi qualche ora di siparietti e invenzioni estemporanee mentre la regia televisiva trasmetteva immagini su immagini da guida turistica della Francia profonda. I loro colleghi tedeschi, invece, erano costretti a chiacchierare per tutta la trasmissione integrale e nell’ultima settimana non ce la facevano più!

FUGHE VERE

Di fatto le fughe «vere», cioè messe in atto dai capitani per smuovere la classifica, sono state solo 2.

La prima il 25 luglio (a 4 giorni dalla fine del Tour) quando Nairo Quintana ha staccato tutti sulle rampe del Col du Portet, la montagna più alta della corsa, che era anche l’arrivo della tappa sperimentale lunga soltanto 65 km di cui però 38,3 (ovvero il 59% della distanza totale) di salita pirenaica brutale. Con quell’azione Quintana ha dato un senso alla partecipazione della Movistar, squadra spagnola che si era presentata con grandi ambizioni ma che sembrava aver abbracciato per più di 2 settimane la filosofia del «anche oggi attaccherò domani».

Dopo quella vittoria, Quintana era 5° nella classifica generale a 3’30” dalla maglia gialla Thomas. Ma 2 giorni dopo, il 27 luglio, ha pagato lo sforzo nel tappone pirenaico decisivo, quello lungo 200,5 km di cui 59,5 di salita, con 6 colli sparpagliati qua e là. Lì c’è stato il 2° attacco di un capitano, Primož Roglič, che in salita non ha fatto niente ma ha approfittato della discesa (il traguardo era posto 20 km dopo l’ultima vetta) per staccare tutti e tentare il podio. Quel giorno Roglič ha effettivamente guadagnato il 3° posto nella generale, anche se poi l’ha perso il 28 luglio nella cronometro, mentre Quintana ha perso 6’56” scivolando al 9° posto nella generale.

CORSE A TAPPE PER CRONOMETRISTI

Con l’ingresso di Roglič nei primi posti, il Tour de France 2018 si è dimostrato corsa per cronoman capaci di tenere in salita. Lo stesso Roglič (come si legge nella pagina della Wikipedia a lui dedicata, al link: https://it.wikipedia.org/wiki/Primož_Roglič) è vicecampione mondiale in carica a cronometro, oltre che atleta multiforme con alle spalle medaglie mondiali nel salto con gli sci. Il secondo della generale, Tom Doumoulin, è campione mondiale e vicecampione olimpico in carica, pure lui a cronometro. Il 3° della generale, Chris Froome, a cronometro ha vinto 5 bronzi tra Mondiali e Olimpiadi. Il vincitore del Tour 2018, Geraint Thomas, di medaglie a cronometro ne ha vinte in carriera addirittura 9, sebbene su pista, con 6 ori (qui la pagina a lui dedicata dalla Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Geraint_Thomas).

Va detto che Thomas era un’incognita per gli esperti, perché il Tour 2018 era la sua 13ª corsa a tappe di 3 settimane in carriera e in precedenza non era mai andato oltre il 15° posto in classifica generale. Invece, stavolta, ha di fatto dominato.

La preminenza dei cronomen nelle lunghe corse a tappe sta diventando tale che si stanno abituando a doppiare Giro d’Italia e Tour nello stesso anno, impresa non frequente nella storia del ciclismo, avendo la concreta ambizione di riuscirci. Froome e Doumoulin ci hanno provato entrambi quest’anno, ed entrambi quasi ci sono riusciti: l’inglese ha vinto a Roma ed è arrivato 3° a Parigi, l’olandese ha finito 2° in entrambe le corse. Sommando entrambe le gare, dopo quasi 7000 km e 41 giorni di stacco tra uno sforzo e l’altro, tra i 2 c’è stata una differenza complessiva di 13”.

Ciro Scognamiglio, su la Gazzetta dello Sport del 29 luglio, ha fatto un’analisi della situazione e ha scoperto che: 1) l’ultimo a doppiare la vittoria Giro-Tour fu Marco Pantani, nel 1998. Allora tra la fine del Giro e l’inizio del Tour ci furono 34 giorni di pausa. 2) Nel 1994 ci provarono sia Miguel Indurain sia Pantani. Lo spagnolo fece 3° in Italia e 1° in Francia, Pantani 2° in Italia e 3° in Francia. Quell’anno, tra le 2 corse, ci furono però soltanto 20 giorni di pausa.

Un’impresa simile la compì Giovanni Battaglin nel 1981, quando doppiò Vuelta España e Giro. Battaglin era scalatore più che cronoman, e tra le due corse ebbe soltanto 3 giorni di tempo per riprendersi. Il ciclismo di vertice era un’altra cosa rispetto a quello attuale.

ALTRI PROTAGONISTI

Al di fuori della classifica generale, il Tour 2018 ha avuto almeno 2 protagonisti che hanno tentato di rendere bella la corsa: Peter Sagan e Greg Van Avermaet.

Il primo ha corso per vincere tappe allo sprint (gli è riuscito 3 volte, con due 2° e un 3° posto) e più in generale per guadagnare i punti della maglia verde, quella che premia i piazzamenti invece dei tempi. Per farlo è andato spesso in fuga, ha mirato agli sprint intermedi che portavano punti, ha corso con il sorriso sulle labbra e per rendere contenti i tifosi. Sagan, a partire dal 2012, ha fatto di questa maglia il suo feudo personale, vincendola 5 volte consecutive. Nel 2017 non ha potuto rivincerla perché la giuria lo ha considerato colpevole di aver fatto cadere Mark Cavendish in uno sprint e lo ha espulso dalla gara, ma quest’anno è tornato più convinto di prima e ha ottenuto la 6ª maglia verde in 7 edizioni, sommando 106 tappe in cui ha indossato quella maglia – come nessuno mai prima.

Il suo dominio è stato tale che già nelle prime 2 settimane aveva accumulato tanti punti da essere irraggiungibile, ma il 24 luglio ha rischiato di doversi ritirare a causa di una caduta. Quel giorno è arrivato al traguardo con oltre 38’ di ritardo dal vincitore Julian Alaphilippe, rischiando di finire fuori tempo massimo. Ma da lì in poi è diventato il prototipo del ciclista entusiasta: lontano dalla bici non riusciva a stare in piedi, ma appena inforcava il mezzo ridiventava il solito dio – quello che ha vinto gli ultimi 3 titoli Mondiali nelle corse in linea, insomma.

Van Avermaet ha indossato la maglia gialla il 9 luglio, dopo aver vinto la 3ª tappa in programma, una cronometro a squadre, insieme ai suoi compagni della BMC. E da quel momento, ogni giorno, gli esperti di ciclismo sui mass media gli hanno pronosticato crolli e sconfitte personali. Lui ovviamente non li ha ascoltati e ogni giorno ha aumentato il vantaggio, compreso il 15 luglio nella tappa di Roubaix (lui che una Parigi-Roubaix l’ha vinta nel 2017). Il 17 luglio, nella 10ª tappa, è addirittura andato all’attacco in montagna portando il suo vantaggio sul 2° nella generale, Geraint Thomas, a 2’22”.

Ehm, poi il crollo è arrivato davvero, perché Van Avermaet non è scalatore né cronoman specialista e a Parigi è arrivato 28° nella generale con un ritardo di 1h10’14”. Ma si è infilato, per diversi giorni, in uno spazio agonistico che a quanto pare nessuno dei suoi avversari voleva occupare. Si è divertito lui e ha fatto contenti i fan.

Autore: Guidoio

Sono un blogger, e ho un'idea circa quello che significhi e che, per qualche tempo, tenterò di far significare nel futuro. Sono nato nel 1965, nella provincia bergamasca, in una famiglia operaia (all'epoca esistevano). La televisione in bianco e nero entrò in casa mia quando ero bambino, il telefono arrivò dopo. Nella mia prima vita sono stato barista, operaio, venditore di libri. Nella seconda vita sono stato giornalista, ho aperto un giornale su carta, non mi sono adeguato alle usanze della tribù. Adesso apro questo sito, con un obiettivo che mi pare plausibile e la curiosità di vedere come potrà concretizzarsi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...