Quelle compagnie aeree, così in salute

Nel corso del 2016 le compagnie aeree di tutto il mondo hanno staccato 3,77 miliardi di biglietti, facendo profitti per 35,6 miliardi di dollari. Il settore industriale del trasporto aereo civile è tra quelli in maggior sviluppo in tutto il mondo. Le persone viaggiano sempre di più

di: Guido Tedoldi

Nel corso del 2016 le compagnie aeree del mondo hanno fatto volare 3,77 miliardi di passeggeri. E ci hanno guadagnato parecchio, in media il 28% rispetto ai costi, cioè 7,5 dollari americani (la valuta in cui sono stati fatti i calcoli, praticamente identici se fatti in euro) per ogni passeggero – sia di compagnie tradizionali sia low cost. I profitti totali del settore sono stati di 35,6 miliardi di dollari.

Questi dati sono stati pubblicati sul CorrierEconomia dello scorso 23 gennaio, in un dossier curato da Leonard Berberi. I dati sono ricavati da ricerche della Iata, la principale associazione mondiale del settore aereo (riunisce 269 compagnie) e dell’Icao, l’agenzia dell’Onu che studia i flussi di persone trasportate dall’aviazione civile. Nel dossier sono riportati anche alcuni numeri relativi all’Alitalia, che in un quadro generale di prosperità risulta essere tra le poche compagnie a perdere soldi: 1 milione di euro al giorno pur avendo trasportato nell’anno passato 23 milioni di passeggeri contro i 22,1 milioni del 2015. Continua a leggere “Quelle compagnie aeree, così in salute”

I Mondiali di calcio a 48 squadre, più divertimento per tutti

La Fifa ha deciso di allargare la fase finale della Coppa del Mondo di calcio a 48 Nazionali. Ci si aspetta un salto qualitativo

di: Guido Tedoldi

A partire dal 2026 la fase finale della Coppa del Mondo di calcio sarà enorme. Alla fase finale arriveranno 48 squadre Nazionali, una volta emmezza rispetto alle 32 del format attuale. Così il numero delle partite totali da giocare, e da vendere alle televisioni e ai media di tutto il mondo, salirà a 80 rispetto alle 64 attuali, con un guadagno per la Fifa (la Federazione mondiale del calcio che organizza la manifestazione) in crescita dai 5,2 miliardi di euro di adesso fino ai 6,2 miliardi del 2026.

Però non aumenteranno i giorni di durata del torneo, che rimarranno 32 come adesso, e nemmeno il numero massimo di partite che ogni squadra dovrà giocare per arrivare a disputare la finalissima, 7. In pratica le 4 nazionali che dovessero arrivare in semifinale avrebbero giocato ogni 4 o 5 giorni – una cadenza più agevole rispetto alle 3 o più partite settimanali che si disputano nel pieno della stagione agonistica tra campionati e coppe varie. Continua a leggere “I Mondiali di calcio a 48 squadre, più divertimento per tutti”

Il mercato musicale mondiale… molte più canzoni ascoltate dal pubblico, meno guadagni per le industrie

Nel corso del 2016 si sono vendute nei soli Usa 431 miliardi di canzoni. Mai così tante nella storia. Ma l’industria musicale piange miseria

di: Guido Tedoldi

Nel corso del 2016 si sono stabiliti alcuni record mondiali di ascolto della musica. Per esempio, nei soli Usa, sono state ascoltate 431 miliardi di canzoni tramite lo streaming, cioè l’ascolto in diretta su computer o smartphone (ne ha parlato Riccardo Campacci sul sito web MacCityNet, al link: http://www.macitynet.it/usa-la-volta-lo-streaming-supera-le-vendite-musica-digitale/). Questa modalità di ascolto della musica è aumentato del 76% negli Usa rispetto al 2015 e del 68% in Gran Bretagna nello stesso periodo di tempo – con un aumento complessivo di «consumo di musica», così lo definiscono gli analisti, del 3% su base annua.

Nonostante ciò il fatturato dell’industria musicale mondiale è drammaticamente diminuito nell’ultimo ventennio: era 28,9 miliardi di dollari nel 1999, quando stabilì il suo record, ed è praticamente dimezzato nel 2016, 15 miliardi di dollari (poco più di 14,5 miliardi calcolati in euro). Continua a leggere “Il mercato musicale mondiale… molte più canzoni ascoltate dal pubblico, meno guadagni per le industrie”

Il «buon» 2017 de l’Espresso

L’Espresso dedica l’ultimo numero del 2016 agli auguri. Ma lo fa in negativo, come se sapesse già che il 2017 sarà un anno disastroso.

di: Guido Tedoldi

L’ultima copertina del 2016 de l’Espresso, distribuito nelle edicole il 30 dicembre, mi sconcerta. Il titolo e il sottotitolo sembrano scritti da persone che vivono in un altro mondo rispetto al pianeta Terra: «Felice anno vecchio. Dalla politica all’economia, il nuovo ci ha traditi. Così l’Italia e il mondo entrano nel 2017 guardando al passato. E lo spirito del tempo è fatto di nostalgia, retromarce, restaurazioni».

Ma davvero?

Se si guardano le pagine interne – con gli articoli dedicati all’elezione di Trump negli Usa, gli arresti di giornalisti fomentati da Erdogan in Turchia, gli attentati dei terroristi dell’Isis – questa tesi sembra ampiamente confermata. Anzi, sembra l’unica tesi capaci di spiegare il mondo in cui viviamo.

Ma (ripeto, accidenti) davvero?

E le scoperte scientifiche e tecnologiche che si avvicendano a ritmi sostenutissimi, dove le mettiamo? e i big data? e l’aumento di autonomia delle autovetture elettriche che nel corso dell’ultimo anno le hanno rese paragonabili se non superiori e quelle a motore endotermico (responsabili di moltissimo inquinamento e di danni ambientali…)? e la possibilità non più soltanto teorica dei viaggi individuali verso altri pianeti? e l’affermarsi della produzione di energia solare ed eolica?

Per usare alcune delle parole de l’Espresso medesimo, il nuovo non ci ha traditi affatto. La politica, magari, ci ha traditi, fissando delle priorità (la legge elettorale…!) lontane dalla vita vera. L’economia, magari, ci ha traditi, deliberando aiuti multimiliardari per banche inservibili e poi non trovando risorse per servizi essenziali alla stragrande maggioranza dei cittadini.

Ma il nuovo non ci ha traditi affatto. Anzi, se possiamo immaginare e concretamente intravvedere una via d’uscita, un’alternativa alla melma presente, è proprio grazie al nuovo. All’innovazione scientifica, tecnologica, culturale.

A Chicago corrono una maratona, e la città guadagna 254 milioni di dollari

di: Guido Tedoldi

Il prossimo 9 ottobre si correrà a Chicago, negli Usa, una maratona podistica. E gli operatori economici della città, in particolare nel settore del turismo e della ristorazione, guadagneranno 254 milioni di dollari (la cifra cala un po’ se la si calcola nei nostri euro, ma siamo sempre oltre i 200). Questo perché alla gara prenderanno parte più di 40˙000 corridori, molti di essi accompagnati da uno staff tecnico e magari da qualche parente e amico, e si prevede che sulla strade ci saranno 1,7 milioni di appassionati ad applaudirli, di cui tanti saranno residenti in città ma altri verranno da fuori.

Questi numeri li ha pubblicati Cesare Monetti su la Gazzetta dello Sport online (al link: http://running.gazzetta.it/news/27-09-2016/chicago-marathon-quellaffare-254-milioni-dollari-18605) in un articolo pieno di numeri e di dati. La competizione è nata nel 1977, fa parte del circuito internazionale delle maratone più conosciute e dalla partecipazione più qualificata, e nel tempo è stata vinta da parecchi dei migliori maratoneti al mondo tra cui l’attuale recordman Dennis Kimetto. Nell’edizione 2015 partirono più di 40˙000 atleti e giunsero al traguardo in 37˙459.

Lo sport contemporaneo è anche questo: un fenomeno che muove decine di migliaia di persone per numerose manifestazioni, e insieme a esse muove risorse economiche che si calcolano in milioni quando non in miliardi, a prescindere dalla valuta che si usa.

Il pensiero va inevitabilmente a un argomento di cui si è parlato molto negli ultimi giorni, l’organizzazione dell’Olimpiade a Roma. È vero che un’Olimpiade e una corsa podistica si muovono su piani diversi, perché a una corsa servono solamente strade, che di solito in una città ci sono già e sono ben lastricate, e non hanno bisogno che si costruiscano o ammodernino nuovi stadi, piscine, ecc. Ma è anche vero che lo sport muove le persone. Tante.

Lo zucchero che fa male al cuore

Troppo zucchero fa male al cuore. Lo si sa dagli anni ’60, ma le industrie hanno pagato scienziati affinché dicessero altro

17 settembre

L’eccessivo consumo di zucchero produce danni cardiovascolari. Lo si sapeva già negli anni ’60 del secolo scorso, ma per disinnescare la cattiva fama del prodotto la Sugar Research Foundation pagò alcuni scienziati accademici dell’università di Harvard per diffondere notizie sulla pericolosità di altre sostanze – cioè i grassi saturi e i loro legami con la formazione di colesterolo nel sangue umano. Uno di quegli scienziati, D. Mark Hegsted, in seguito fece carriera nel Dipartimento dell’Agricoltura statunitense (l’equivalente del nostro ministero per le Politiche Agricole) e nel 1977 fu tra gli autori delle linee guida sulla corretta alimentazione.

La notizia è stata pubblicata, tra gli altri, da Marta Musso per il sito web Galileonet.it (al link: http://www.galileonet.it/2016/09/lindustria-dello-zucchero-pago-falsificare-gli-studi-sui-rischi-cuore/) e da testate internazionali tra cui il New York Times. Dalla pubblicazione di diversi documenti (per esempio sul sito di medicina Jama: http://archinte.jamanetwork.com/article.aspx?articleid=2548255) risulta che l’attività di controllo dell’informazione scientifica operata dalla Sugar Research Foundation (diventata nel frattempo Sugar Association, qui le industrie sostenitrici secondo il loro sito web: https://www.sugar.org/member-companies/) sia continuata nel tempo, e sia ancora in corso.

Intendiamoci, l’attività degli industriali dello zucchero non è stata illegale: hanno semplicemente posto le basi informative per difendere al meglio la propria attività. D’altra parte, mentre il mondo scientifico guardava da un’altra parte, una quantità di alimenti venduti in tutto il mondo si sono riempiti di zucchero, con effetti negativi sulla salute di molte persone. È un po’ lo spirito dei tempi.

Guido Tedoldi

Chi sono. Chi siamo

Vediamo telegiornali, apriamo giornali e periodici cartacei, visitiamo siti web. E sembra che quelle che stanno in prima pagina da loro siano le notizie che dovrebbero interessarci.

Invece non è così. Sempre di più la stampa tradizionale (nei suoi metodi oltre che nei suoi contenuti) non è interessante. Semplicemente non racconta il mondo come lo stiamo vivendo.

A noi interessano altre cose.

Guardiamoci intorno. Guardiamoci noi. Cosa leggiamo, cosa cerchiamo quando parliamo di prodotti culturali. Cosa vogliamo ottenere quando ci impegniamo per ottenere qualcosa per le nostre conoscenze.

LaBibliotecaTedolda costituisce un angolo di quelle conoscenze. Piccolo, al momento. La sua intenzione è di allargarsi, e diventare ciò che è già scritto nel nome: una biblioteca. Grande.